Diario di una provinciale….

 

Ricordi…? era un mattino di settembre… io gironzolavo per la cucina  con la solita giacca di quel delizioso pigiama di foggia maschile color panna, parlavamo al cell….. le solite confidenze tra innamorati (o presunti tali):”Mi hai pensata?”, ” Ti penso sempre….”

Poi quel sogno notturno che mi torna alla mente…

“Che strano sogno ho fatto questa notte….. c’era un mostro…. di giorno aveva  sembianze umane…… di notte , questo essere nauseabondo, si collocava proprio sopra il viso delle “fanciulle” innamorate per divorare i loro sogni d’amore…. inquietante sai… mi sono svegliata molto spaventata… Una sensazione spaventosa…. L’impressione di essere stata soggiogata da questa entità che utilizza le donne come incubatrice vivente dei germogli d’amore di cui si ciba!!!

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Vita quotidiana…

 

Canzone Della Vita Quotidiana

Inizia presto all’ alba o tardi al pomeriggio,
ma in questo non c’è alcuna differenza,
le ore che hai davanti son le stesse, son tante,
stesso coraggio chiede l’ esistenza..

La vita quotidiana ti ha visto e già succhiato
come il caffè che bevi appena alzato
e l’ acqua fredda in faccia cancella già i tuoi sogni
e col bisogno annega la speranza
e mentre la dolcezza del sonno si allontana,
inizia la tua vita quotidiana…

E subito ti affanni in cose in cui non credi,
la testa piena di vacanze ed ozio
e non sono peggiori i mali dei rimedi,
la malattia è la noia del lavoro:

fatiche senza scopo, furiose e vane corse,
angosce senza un forse, senza un dopo,
un giorno dopo l’ altro il tuo deserto annuale,
con le oasi in ferragosto e per Natale,
ma anno dopo anno, li conti e sono tanti
quei giorni nella vita che hai davanti..

Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo,
risposte argute date sempre tardi,
saluti caldi d’ ansia, di noia o di disprezzo
o senza che s’ incrocino gli sguardi,

le usate confidenze di malattie o di sesso
dove ciascuno ascolta sol se stesso:
finzioni naturali in cui ci adoperiamo
per non sembrar di esser quel che siamo.
Consolati pensando che inizia e già è finita
questa che tutti i giorni è la tua vita…

Amori disperati, amori fatti in fretta,
consumati per rabbia o per dovere
che spengono in stanchezza con una sigaretta
i desideri nati in tante sere,

amori fatti in furia, ridicolo contrasto,
dopo quei film di fasto e di lussuria,
rivincita notturna dove, per esser vero,
l’ uno tradisce l’ altro col pensiero:
son questi che tu vedi, che vivi e che hai d’ attorno
gli amori della vita d’ ogni giorno…

Le tue paure assidue, le gioie solitarie,
i drammi che commuovon te soltanto,
le soluzioni ambigue, i compromessi vari,
glorie vantate poi di tanto in tanto,

i piccoli malanni sempre più numerosi,
più dolorosi col passar degli anni,
la lotta vuota e vana, patetico tentare
di rimandare un poco la vecchiaia…
E poi ti trovi vecchio e ancor non hai capito
che la vita quotidiana ti ha tradito…

Piove…………………

 

 Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
Gabriele D’annunzio.

Love’s day

Leggevo qualche giorno fa su “IO DONNA” :  in Corea del Sud mezza giornata di

vacanza in regalo ai dipendenti pubblici per procreare!

Mi chiedo… “Ma  in Italia non eravamo vicini alla crescita “zero”???” 🙂

soprattutto… vorrei sapere: “Quanti utilizzerebbero questo tempo per il /la partner ufficiale?”

e ancora…. “Basta mezza giornata di sesso per convincersi ad incrementare il nucleo familiare?”

in fine…. “Ci sarà un limite d’età per usufruire del benefit…?” 🙂

Brahms Concerto N.2 Op.83 – Abbado Pollini 4/6

Addio…dolce Peggy

 

 

Mia dolce Peggy ci hai regalato undici anni speciali… La tua presenza fatta di allegria e vivacità quando eri cucciola,  ha rivelato poi il tuo animo  discreto così misurato nei tuoi modi. Peggy, abbaiavi pochissimo ed eri sempre  tanto  affettuosa con tutti… Fare di te un cane da guardia è stata un’utopia. Leccavi qualsiasi sconosciuto si avvicinasse e appena faceva buoi te ne andavi a dormire nella tua cuccia ripresentandoti solo di buon mattino…. Ventuno chili di dolcezza e affetto…  Come faremo senza di te…