Primavera

 

Primavera

Sarà un volto chiaro.
S’apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra….
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite
Le scale
le terrazze
le rondini
canteranno nel sole

C.Pavese

Piove…………………

 

 Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
Gabriele D’annunzio.

Inverno…

Inverno

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti 

 

13-11

“… Fa piaga nel Tuo cuore  la somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l’uomo;
il Tuo cuore è la sede appassionata
dell’amore non vano…”

G. Ungaretti

Ricordando…. Alda

La carne e il sospiro

Io sono la tua carne

la carne eletta del dal  tuo spirito.

Non potrai mai visitarmi nel giorno

prima che il puro lavacro del sogno

mi abbi incenerita

per restituirmi a te in pagine di poesia,

in sospiri di lunga attesa.

Temo per il mio dolore,

come la se tua dolcezza

potesse farlo morire

e privarmi così di quel paesaggio misterioso

che  sono i ricordi.

Sono piena di riti

e della logica dei ricordi

che viene dopo, quando si affaccia alla mia vita

il rendiconto della verità giornaliera,

il sogno affogato nell’acqua.

Sono misteriosa come tutti,

ogni mio movimento è un miracolo

e tu lo sai,

ma il grande passo

che io possa fare è quello di venire da te

(un viaggio infinito senza ritorno,

forse un viaggio che mi porterebbe a morire

perchè io sono il canto e la lunga strada).

Il canto muore, va a morire

nelle viscere della terra

perchè io sono la misura

del tuo grande spettacolo di uomo;

sono lo spettatore vivo

delle tue rimebranze ma anche l’insetto,

l’animale che sogna e che divora.

Prima della poesia viene la pace,

un luogo sempiterno e pieno

sopra il quale non passa nulla,

neanche un veliero;

prima della poesia veine la morte,

qualche cosa che balza e rimbalza

sopra le acque, il lungo cammino

di una folla di genio e di malizia

che porta lontano,

ma io e te siamo soli

come se fossimo stati creati

primi e per la prima volta;

io e te siamo riemersi dal fango della folla

e giornalmente tentiamo di rimanere soli

in questa risma di carte

che è il grande spettacolo dei vivi.

Io e te siamo esangui,

senza voglia di finire questo incantesimo.

Incolori e indomiti, siamo soli

nel limbo del nostro piacere

perchè  io e te

siamo pieni di amore carnale,

io e te.

Alda Merini ( a Sergio Bagnoli)

Sedici-dieci

DUE AMANTI FELICI

 

Due amanti felici fanno un solo pane,

una sola goccia di luna nell’erba,

lascian camminando due ombre che s’unisco,

lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:

non s’uccisero con fili, ma con un aroma

e non spezzarono la pace né le parole.

E’ la felicità una torre trasparente.

L’aria, il vino vanno coi due amanti,

gli regala la notte i suoi petali felici,

hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non hanno fine né morte,

nascono e muoiono più volte vivendo,

hanno l’eternità della natura.

Pablo Neruda.

Ode al suo aroma

Mia dolce, di che profumi, di Quale frutto,

Quale di Stella, di Foglia Quale?

Vicino alla tua piccola ORECCHIA

o sulla tua fronte mi chino, inchiodo

Il naso tra i capelli e il sorriso

cercando, Conoscendo l’origine del tuo aroma:

è dolce, ma non è fiore, non è la pugnalata

del garofano penetrante

o impetuoso aroma di violenti

gelsomini, è qualcosa, è terra, è

aria, legna o mele, odore

della luce sulla pelle, aroma della foglia

dell’albero della vita con polvere di strada

e freschezza di ombra mattutina

Nelle radici, odore di pietra e fiume, ma

Tiepido più Simile a una pesca, al

pulsare segreto del sangue,

odore di casa pulita e di cascata,

fragranza di colomba e chioma,

aroma della mia mano Che ha percorso la luna del tuo corpo,

Le stelle della tua pelle stellata, l’oro, il grano, il pane del tuo contatto, e lì,

Nella longitudine della tua luce folle,

Nella coppa Nella tua circonferenza di giara,,

negli occhi dei tuoi seni, tra le tue grandi palpebre

E la tua bocca di schiuma,

in tutto lascio, lascio la mia mano odore d’inchiostro

E selva, sangue e frutti perduti, fragranza

di pianeti dimenticati, di carte vegetali puri, lì

Il mio stesso corpo Immerso Nella freschezza del tuo amore,

Amata, come in una sorgente o nel suono di un Campani le

lassù tra l’odore dei cielo e il volo degli ultimi uccelli,

amore, odore, parola della tua pelle,

della lingua nella notte della tua notte,

del giorno nel tuo sguardo.

Dal tuo cuore il tuo profumo vendita

Dalla terra come la luce fino alla cima del ciliegio:

Nella tua pelle io trattengo il tuo battito

E ASPIRO l’onda di luce che sale,

la frutta immersa Nella sua fragranza,

La Notte Che respiri, il sangue Che percorre la tua bellezza

fino ad arrivare al bacio che mi aspetta sulla tua bocca.

Pablo Neruda.

Islands -King Crimson

  

Earth, stream and tree encircled by sea
Waves sweep the sand from my island.
My sunsets fade.
Field and glade wait only for rain
Grain after grain love erodes my
High weathered walls which fend off the tide
Cradle the wind
to my island.

Gaunt granite climbs where gulls wheel and glide
Mournfully glide o’er my island.
My dawn bride’s veil, damp and pale,
Dissolves in the sun.
Love’s web is spun – cats prowl, mice run
Wreathe snatch-hand briars where owls know my eyes
Violet skies
Touch my island,
Touch me.

Beneath the wind turned wave
Infinite peace
Islands join hands
‘Neath heaven’s sea.

Dark harbour quays like fingers of stone
Hungrily reach from my island.
Clutch sailor’s words – pearls and gourds
Are strewn on my shore.
Equal in love, bound in circles.
Earth, stream and tree return to the sea
Waves sweep sand from my island,
from me.